Politica

L’ombra disfattista del sindaco incombe su Sora

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di leggere tra le pagine de “Il Messaggero” della questione inerente al contratto per l‘illuminazione pubblica, che un’impresa ha vinto con regolare gara d’appalto durante l’amministrazione Tersigni, ad oggi bloccata da De Donatis. Come già sappiamo, l’imprenditore ha intrapreso una causa per vedere riconoscere i propri diritti e, molto probabilmente, il comune soccomberà con conseguente esborso d’ingenti somme di denaro. Questa è però, purtroppo, solo la punta dell’iceberg perché in realtà la sciagurata gestione amministrativa di De Donatis sta pesando sulle casse dell’ente più di quanto la nostra mente possa arrivare a credere.

Degne di nota, tra le tante, vi sono l’annosa vicenda degli Lsu, che vantano cospicui crediti nei confronti dell’amministrazione municipale, ma soprattutto una manovra che il primo cittadino  ha intrapreso in totale solitudine non appena entrato in carica, destinata però ben presto a saltare all’occhio dei più attenti. Non tutti sanno, infatti, che a Sora ci sono anche dei dirigenti della macchina amministrativa che De Donatis ha pensato bene di demansionare, in quanto non affini alla sua politica, e che hanno portato in tribunale la questione. Quando il governo De Donatis si è insediato, infatti, il primo cittadino non ha sentito ragioni e, senza condividere le proprie scelte con la maggioranza consiliare, ha iniziato un’azione punitiva nei confronti di tutti quei dipendenti che non avevano appoggiato la sua candidatura a sindaco della città volsca, camuffandola in una “riorganizzazione degli uffici”. In particolare, dirigenti e tecnici che ricoprivano una posizione organizzativa che, con grande professionalità, portavano avanti i propri compiti permettendo all’ente di espletare tutte le pratiche amministrative. Ovviamente la legge sta facendo il suo corso, com’è giusto che sia: ben presto tutti i ricorsi verranno accolti e le casse del comune verranno ulteriormente alleggerite.

Solo tra i dirigenti: uno, anche se non è stato reintegrato come sancito nella sentenza, ha già visto accogliere le proprie richieste dinanzi al giudice del lavoro e il Comune, ora, oltre alle mensilità arretrate per circa tre anni, dovrà sborsare tutte le spese legali. Un altro, invece, ha dovuto accettare un incarico presso la Provincia di Pescara  per non essere costretto ad occuparsi di pratiche di poco conto, avendo lo stesso un curriculum da dirigente di tutto rispetto e che comunque farà valere in sede legale.

Quindi, il primo cittadino prosegue noncurante per la sua strada senza ottemperare ai propri obblighi, tra l’altro facendo ricadere l’onere delle proprie scelleratezze amministrative sulle casse dell’ente e allontanando dalla gestione chiunque dimostri di averne le capacità, forse per non dover subire confronti o critiche, consapevole dei propri limiti. Senza contare che, da quando si è occupato del nuovo assetto dei dipendenti, la macchina amministrativa è praticamente ferma. Sarà giusto che, per i capricci o i complessi di un singolo, sia l’intera comunità a pagare? Ai sorani l’ardua sentenza.

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